mercoledì 28 gennaio 2009

IL TIRO!

Da oggi vi elencheremo e vi spiegheremo alcuni modi per calciare la palla. So che lo sapete tutti però alcune cose è bello riscoprirle!

Calcio di interno piede
Calcio d’interno collo piede
Calcio di collo piede
Calcio d’esterno collo piede
Calcio d’esterno piede
Calcio con la punta del piede
Calcio con il tacco


..e oggi partiamo dal primo: IL CALCIO DI INTERNO PIEDE

Questo modo di calciare garantisce precisione nella direzione del pallone. Può essere usato nel tiro, al volo, di drop o anche raso terra. Può essere eseguito sia da fermo che in movimento.La superficie del piede è ampia ed è indicata tra l’osso metatarsale dell’alluce, dall’osso del calcagno e dal malleolo interno. L’ampiezza del triangolo d’impatto è la maggiore garanzia dell’esatta direzione.Il calcio d’interno piede è anche il più sicuro per tiri che si intendono effettuare raso terra.Il piede d’appoggio è sempre posizionato di fianco al pallone, con la gamba leggermente piegata al ginocchio. Il piede calciante deve essere posizionato con la pianta parallela al terreno.Il busto deve essere con il baricentro sopra il centro della palla.

venerdì 23 gennaio 2009

300... ANZI NO...600!!!!

La motivazione è senz’altro uno degli elementi più importanti quando si va a preparare un piano di allenamento, per qualunque livello di prestazione...

Bisogna imparare a neutralizzare i pensieri negativi.

Un pensiero negativo fa perdere forza, energia, vitalità. Un calciatore che scende in campo con in testa il dubbio di non avere i numeri per vincere, ha già perso in partenza.

Per vincere la partita è necessario provare a pensare in positivo: ossia, vedersi vincitori.

Ci vuole un chiaro disegno mentale della partita prima di poterla vivere con successo, il trucco consiste nell’esercitarsi a rivederla più e più volte con l’immaginazione. Il nostro atleta nella settimana precedente la gara dovrà provare per dieci minuti al giorno a ripetere mentalmente la azioni che dovrà svolgere sul campo. Si “vedrà “ nella sua posizione in campo, “sentirà“ il contatto con la palla nel momento di calciare, “avvertirà“ il momento di scattare...

lunedì 12 gennaio 2009

LA SOGLIA DEL NON RITORNO NEL CALCIO DI RIGORE

Dopo un’ attenta analisi di dozzine di filmati da parte dei misters, vengono identificati due classi di strategie nell’esecuzione del RIGORE.
Nella prima, che chiameremo “open loop” (ossia qualcosa come “ciclo aperto”), il rigorista agisce secondo un piano predeterminato, e non si lascia influenzare dalle azioni del portiere; nella seconda, che chiameremo “closed loop” (ossia qualcosa come “ciclo chiuso”), il rigorista osserva il portiere e decide dove piazzare la palla all’ultimo momento possibile, cercando di individuare da che parte la porta rimarrà vuota.

Abbiamo identificato anche due classi di strategie parallele adottate dai portieri. Nella prima il portiere decide da che parte tuffarsi al momento del tiro, o immediatamente prima, resumibilmente cercando di massimizzare la probabilità di scegliere il lato giusto, anche se questo significa aver meno tempo per arrivare fino alla palla; nella seconda, il portiere cerca di capire da piste anteriori da che parte andrà la palla e si tuffa una frazione di secondo prima che il rigorista arrivi alla palla.
Quando adotta questo secondo tipo di strategia, il portiere deve scegliere con cura il momento in cui tuffarsi. Se va troppo presto, può agevolare il rigorista, soprattutto se questi adotta la strategia a ciclo chiuso, fornendogli le condizioni di mettere la palla dall’altra parte; ma se aspetta troppo, non avrà il tempo di arrivare fino alla sfera, soprattutto se questa viene calciata vicino al palo, o comunque con molta forza.

Questa analisi dei mister focalizza in maniera molto chiara un parametro importante tanto per i rigoristi come per i portieri. Si tratta del tempo che ci vuole per chiudere il ciclo “percezione-azione”, nel contesto specifico del calcio di rigore.

È chiaro che se il portiere si muove 50 millisecondi prima che il rigorista arrivi alla palla, non ci sarà tempo per reagire, con il risultato che il giocatore indovini il lato giusto solo per il 50% delle volte, ossia casualmente. Se invece il movimento del portiere comincia molto prima, diciamo 450 millisecondi prima dell’arrivo del rigorista alla palla, il giocatore avrà abbastanza tempo perazzeccare per il 100% delle volte il lato giusto.
Per tempi intermedi il nostro volontario azzeccherà fra il 50 % e il 100% delle volte, secondo il tempo a sua disposizione Il nostro obiettivo in questo primo esperimento in laboratorio, è stato quello di misurare la curva che indica la percentuale di tiri giusti in funzione del tempo a disposizione per decidere. (che casot)
Dalla figura si capisce che se il portiere si tuffa circa 240 millisecondi prima che il rigorista arrivi alla palla, questi, osservando il portiere, potrebbe avere, in media, il 50% di probabilità di reagire correttamente
all’azione del portiere stesso. Se invece il portiere si tuffa appena 40 millisecondi prima, ossia a 200 millisecondi dell’arrivo del rigorista alla palla, la probabilità che il rigorista riesca
a reagire correttamente all’azione del portiere è solo del 25%.

La misura che abbiamo ottenuto è importante anche per il rigorista,soprattutto se vuol adottare la strategia chiamata “a ciclo chiuso” da mister Robi Panseri, ossia se vuole cercare di osservare il portiere fino all’ ultimo momento per cercare di mettere la palla dalla parte opposta. Sapendo che 280 millisecondi prima di arrivare alla palla avrà una probabilità del 75% di riuscire a reagire correttamente al movimento del portiere, ma sapendo anche che questa probabilità cade rapidamente se aspetta ulteriormente, sarebbe raccomandabile che, arrivato a questo punto, dimenticasse il portiere e si concentrasse su un tiro secco e angolato, di modo che anche se il portiere azzecca il lato giusto, avrà difficoltà ad arrivare fino alla palla.

Come deve fare il portiere a capire che mancano 240 millisecondi al contatto del rigorista con la palla?; ossia: quando é il momento buono per tuffarsi? Si capisce che questo dipende dalla velocità della rincorsa del rigorista, e deve essere oggetto di studio e allenamento da parte del portiere.

Osservando attentamente fotogramma per fotogramma i filmati di rigori battuti in Serie A, si trova il momento buono quasi sempre mentre il piede di appoggio è ancora in aria, o a volte (nelle rincorse più lente) al momento in cui il piede di appoggio arriva accanto alla palla

Il confronto fra rigorista e portiere è sbilanciato in favore del rigorista, nel senso che è più facile senz’altro fare un gol su rigore che pararlo. Però anche il portiere ha frecce al suo arco e il compito del rigorista non è così semplice. La preparazione di questo momento delicatissimo deve essere specifica e curata, tanto per il rigorista come per il portiere, guidata non solo dall’ esperienza e dall’intuizione, ma anche dalla scienza.

Per concludere possiamo già dire che il tempo medio necessario al rigorista per
rispondere con 50% di probabilità di successo al movimento del portiere, si trova entro un margine di 230 millisecondi. Con questo possiamo raccomandare al portiere che si tuffi fra i 200 e i
250 millisecondi prima che la palla sia calciata: il rigorista non avrà più il tempo di reagire. Possiamo anche dire ai rigoristi di non cercare di indovinare da che parte andrà il portiere oltre i 280
millisecondi prima di arrivare alla palla. Probabilmente, per essere sicuri, sarebbe bene decidersi anche prima.

mercoledì 7 gennaio 2009

NON PREOCCUPATEVI....

Come dice il titolo...niente paura cari assetati di informazioni su come giocare al calcio a 7...i vostri cari eroi sono un attimo in stendbai (rivisitazione bergamasca) solo perchè stanno preparando un qualcosa di meraviglioso per voi... nuove chicche e nuovi suggerimenti per tutti voi...per tutti noi...per tutti gli altri...Tra poco inizierà la preparazione invernale,e i due mister stanno preparando allenamenti stile flynet di holly e benji…è tempo che mangiate e BEVUTE natalizie varie se ne vadano dalle nostre panze altrimenti come cavolo faremo a volare fin lassù in questo girone di ritorno??!!!...a presto ragazzi!!!!

lunedì 1 dicembre 2008

Il gruppo!

Visto che per un sabato ci siamo presi una pausa dal campionato, ho pensato di pubblicare questo post preso direttamnte dalla nostra "banca d'informazioni"!

Il gruppo
Se ne parla spesso, ma di solito ci si riferisce alla squadra che non dà problemi o si impegna senza emarginare nessuno dei componenti. E’ già qualcosa, ma non è un gruppo. Il gruppo è una “somma” di soggetti vincolati da norme chiare che permettono di produrre insieme in gara e fuori e da precisi modi di vita e di lavoro. La situazione di gruppo, infatti, è una modalità di relazione che sta al di sopra dei caratteri dei vari componenti e influenza la capacità di operare e il comportamento di ognuno, garantendo un risultato sempre superiore alla somma delle capacità dei singoli. Una squadra, quindi, è funzionale se ubbidisce ad alcune condizioni ben precise:
- una situazione in cui l’apporto e il modo di comportarsi del singolo si adattano e condizionano quello degli altri in una forma di scambio reciproco;
- il far riferimento a un modello unitario nato dal contributo di tutti, così da incanalare idee, iniziative e comportamenti in modi di agire comuni e produttivi;
- la consapevolezza di appartenere a un gruppo reso tale da tratti comuni e da regole e norme condivise da tutti;
- un rapporto di solidarietà e di cooperazione che permette di elevare la funzionalità complessiva e di soddisfare bisogni personali non ottemperabili altrimenti.

Il clima di gruppo è dunque un rapporto che permette di cogliere vantaggi individuali superiori a quelli che si possono ottenere da soli. Ad esempio, permette
al singolo di raggiungere la posizione che gli compete e gli riconosce la collocazione più funzionale, in quanto il contributo di ognuno diventa indispensabile
per raggiungere gli obiettivi comuni.

A voi i commenti!

lunedì 24 novembre 2008

IL PASSAGGIO

“La palla che corre è oro fino”

”… agire contro la tendenza di fare volare il pallone magari da un fondo all’altro del terreno di gioco. L’autentica palla utile è quella raso terra o a mezza altezza, che pure avanzando in profondità non salta il centrocampo, che passa da un piede all’altro senza rallentamenti di sorta. E’ una palla che presuppone la squadra ben distesa sull’intera ampiezza del campo, che richiede dai giocatori una grande mobilità per trovarsi smarcati dagli avversari e in contatto con i compagni, che presuppone una perfetta intesa tra i reparti.”
In pratica il passaggio è il ponte di unione tra la tecnica individuale che va sempre curata e mai trascurata e la tecnica collettiva, e non c’è dubbio che una squadra, quando sia formata da atleti dotati di tecnica e molto abili nei passaggi, ha semplificato il problema degli schieramenti.

Esempi esteri nella storia

il calcio inglese, con il suo gioco robusto fatto di azioni dirette in profondità alla ricerca di spazi liberi,

la Scozia con il suo gioco tramato di passaggi corti e precisi a filo d’erba, svolto con azioni laterali e temporeggiatrici, era alla ricerca della sorpresa quale risultante di azioni geometriche.


Gli uruguayani: mobili e sapienti nell’esecuzione, occhi e piedi sul pallone manovrato su misura e tocco sapiente, rivelarono una nuova dimensione, una nuova dinamica del gioco.


Il passaggio è fondamentale ed è sempre all’ordine del giorno. Esso aiuta a dare spettacolo ed armonia al gioco con la dovuta consistenza, velocità e ritmo. Insomma è il “filo d’oro che uniscela squadra”. E che aiuta a dire se una partita è stata ben giocata oppure no.

lunedì 17 novembre 2008

LE DOTI DEGLI ATTACCANTI


PERSONALITÀ
Per avere la fiducia dei compagni e del mister bisogna possedere qualità spiccate come:

1) Competitività
• Saper essere sempre protagonisti, soprattutto nei momenti difficili della squadra.
• Partecipare con continuità nelle fasi di possesso e di non possesso nell’arco dell’intera partita.
• Non aver paura ad assumere iniziative importanti.

2) Collaborazione
• Aiutare il lavoro dei compagni, cercando di semplificarlo, sia in campo che fuori.

3) Responsabilità
• Rischiare nei momenti giusti giocate difficili, ma importanti.

4) Reattività
• Capire al volo situazioni ed evoluzioni del gioco.

5) Emotività
• Fornire prestazioni positive, senza condizionamenti sia in casa che fuori.

DOTI TECNICHE CALCISTICHE

SMARCAMENTO
E’ un azione di svincolo senza palla che si compie nel momento in cui il compagno entra in possesso di palla
ed ha la possibilità di trasmetterla.
Può essere:
Diretto - smarcarsi in funzione dell’uomo in possesso di palla
Indiretto - smarcarsi in funzione dell’uomo a cui verrà passata la palla.

Come mi smarco:
- soprattutto con corsa in diagonale perché si vede la porta e se il difensore tenta l’anticipo si ha la possibilità della palla lunga;
- contro una difesa schierata a zona si usano corse in diagonale e tagli, se non si riceve la palla, si rientra (mezzaluna) e si taglia di nuovo.

RICEVERE – CONTROLLARE – DIFENDERE - PALLA

Un attaccante è quasi sempre pressato dal difensore, quindi saper controllare e difendere bene il pallone è una dote molto importante perché:
- aiuta la squadra a salire, guadagnando campo;
- può servire per prendere punizioni in zone importanti del campo (limite dell’area di rigore in zona centrale)

Se non ci sono le condizioni per poter giocare di prima, le basi per una buona azione tecnica sono:
- andare incontro alla palla, si perde spazio ma si guadagna tempo;
- il corpo sempre tra la palla e l’avversario;
- lo stop in funzione dello scopo che devo raggiungere.

GUIDARE LA PALLA
Saper controllare la palla in movimento:
- il busto leggermente inclinato in avanti per difendere il pallone;
- la velocità deve essere adeguata allo scopo;
- lo sguardo non deve essere sulla palla.

FINTA O DRIBBLING
La finta
è un movimento di inganno, serve per crearsi un po’ di spazio in modo da poter ricevere la folla oppure in area di rigore per poter anticipare il difensore nella conclusione.
Classico movimento di finta: lungo - corto e viceversa

Dribbling: per una buona tecnica devo puntare l’avversario cercando di metterlo in una posizione di squilibrio.
Oggi giorno dove spesso ci si trova 1:1 saper dribblare bene può dare superiorità numerica o la possibilità di saltare il marcatore ed essere soli davanti al portiere avversario.

COLPO DI TESTA
Un gesto tecnico che ha i suoi principi nelle rincorsa - rullaggio - stacco - sospensione - colpo - ricaduta.
Il colpo di testa può essere la finalizzazione di un azione d’attacco, ma può essere anche parte di uno schema in una azione d’attacco.

INTUITO

capacità di sapere percepire e prevedere in anticipo lo sviluppo del gioco non è facilmente acquisibile, si può cercare di migliorarlo con l’allenamento, ma se non si hanno le basi mentali si avrà sempre una grossa carenza nel proprio bagaglio calcistico.
Spesso si sente dire di alcune punte che sono fortunate, perché realizzano goal “facili” nell’aria piccola, ma quei goal indicati come facili non sono altro che il frutto dell’intuito, di quello che si definisce anche “fiuto del goal”, del sapere prima degli altri dove andrà o passerà il pallone.

IMPREVEDIBILITA’
L’imprevedibilità è quella parte di incoscienza che fa dire delle punte che sono un po’ pazze.
Avere la capacità di tentare, rischiare, inventare giocate o conclusioni ai più impossibili sono la sorpresa spesso decisiva per un difensore che invece, deve ragionare su ogni suo tipo di intervento.
I goal che vengono catalogati come “impossibili” sono frutto dell’imprevedibilità del momento, di quell’impulso che parte dal cervelloe porta la punta a tentare alcune volte l’impossibile.

EGOISMO
Un pizzico di egoismo deve esserci in ogni punta. L’egoismo ti porta spesso a combattere maggiormente in alcune situazioni, perché mentalmente ti fa vedere solo la via del goal, nascondendoti tutti gli altri parametri calcistici.(avversari-compagni)
Chiaramente non bisogna però eccedere nell’essere egoisti, perché questo potrebbe rovinare gli equilibri con i compagni i quali, in questa “qualità”potrebbero notare una voglia di individualismo fine a se stesso e non per il bene comune.